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TU

……………Tu. Come ali di farfalla leggere di colori trasparenti. Così sono i tuoi pensieri. Come vibranti corde di violino, armoniose melodie nel vento. Così sono le tue parole. Come lingue di fuoco ardente e scoppiettante. Così sono i battiti del tuo cuore. Come soffici petali di rosa, avvolgenti abbracci velati. Così sono le tue labbra. Come viaggi nel tempo, segnati di profumo e sapori. Così sono i giorni passati.

Richiamo di Pasquale.

………….Richiamo di PASQUALE. Maledetta fu quella inspiegabile fredda giornata. Uno spazio interminabile. Tante luci si coprono, si rincorrono
E a volte si annullano. C’è soltanto un imperdonabile punto. Si fra tanti suoni e alito di vento, c’è soltanto un punto, un gelido e misero punto. E’ lì che il sogno di colpo svanì. Ed è proprio lì che il futuro tornò all’indietro. Quante volte le lancette di ognuno di noi corrono all’infinito senza mai incontrarsi Mentre quel giorno di novembre, impazzì il battito del tempo. Perché ancora oggi mi chiedo, il perché non ascoltasti la stanchezza. Perché abbandonasti quel dì, il sorriso di quel piccolo fiore. Per andare dove? Cosa cercavi in quel giorno di solitudine? Non era già colmo di suoni e colori il tuo cuore? Perché in quella inspiegabile maledetta giornata, eri in quel punto? Perché quella tua immensa felicità

Le giornate del mio tempo.

……..Le giornate del mio tempo. Le giornate del mio tempo, non sono fatte soltanto di ore. Le giornate del mio tempo sono come tanti solchi di terra. Ogni linea, un suono. Ogni linea, un colore. Ogni linea, un volto. Ogni linea, un ricordo. Così son fatte le giornate del mio tempo. Son fatte di aromi antichi, come spezie d’oriente. Son fatte di dolci melodie, a volte leggere, a volte incalzanti, a volte insopportabili frastuoni. Tante cose volute dal cuore. Tante cose cercate lontane. Tante cose cadute dal cielo. Così son fatte le giornate del mio tempo. Son fatte di spine nel cuore, come pungenti parole. Son fatte di dolci sorrisi, come le vetrine dei bar. Così son fatte le giornate del mio tempo. Le giornate del mio tempo sono come pagine al vento. A volte volano in alto, a volte ti sbattono in faccia, a volte si posano accanto. Tante cose sognate da tempo. Tante cose perse per sempre. Tante cose ritrovate per niente. Così son fatte le giornate del mio tempo. Non sono fatte soltanto di ore le giornate del mio tempo.

Non sempre.

………..Non sempre. Non sempre la primavera precede l’estate. Non sempre l’inverno rigido si copre di bianco. Non sempre il cadere delle foglie d’autunno svestono il tempo. Io come uomo spesso cammino veloce. Ogni tanto mi fermo, guardo le vetrine, mi giro, piego la testa. I suoni e le note nella mente, son quelli che accompagnano la nostra vita, ma ogni tanto, quei suoni non si odono più. Altre volte son lontani. Tante volte il silenzio. Altre ancora la pioggia. Gocce di sudore. Lacrime dagli occhi, rughe sul viso. I capelli se ci sono, son bianchi e poi il ricordare. Se l’uomo ricorda è perché il tempo passa via. Se l’uomo ricorda è perché invecchia. Ma se l’uomo ricorda è perché ha vissuto. Quanti si son persi per strada, tanti mai sono usciti di casa. E poi, lottare per niente, per poi perdersi nel nulla.

Mare in tempesta.

………..Mare in tempesta Il mare in tempesta, cancella ogni festa. Alcuni posano la pesca In una enorme cesta. Altri, tenendo per mano l’esca, sognano del pescator le gesta. All’orizzonte mesta, non si ode nessuna festa.
Tutto quello che ci resta, è soltanto un mare in tempesta.

La mamma.

……….La mamma. Posso io parlare della mamma? Come posso io, ormai alla soglia della vecchiaia, parlare ancora della mamma. La mamma non solo mi ha regalato il mondo. Provate a guardare, per bene, la mamma. La mamma, solo lei quando tu appari nasconde il dolore. Solo lei ti guarda e sorride. I suoi occhi, sempre si riempiono di luce. La mamma, mai ti chiede qualcosa. Le basta guardarti per essere felice. Quando poi, vai via, dice soltanto vai piano. Hai capito, vai piano.

Vorrei che il tempo.

………………Vorrei che il tempo. Certe volte mi spaventa seguir gli eventi.
Non capisco, non accetto nulla di quel papà, guidato dalla nebbia di quel credo, mentre affonda la lama della sua ira tra i sogni della sua continuità. Certe volte vorrei che il tempo avesse una ragione. Certe volte vorrei che la ragione avesse ancora un po’ più di tempo. Per capire e fermare quella mano. Tanto da non dover lasciare mai più quel papà nella nebbia di quel credo di iniquità.

kabul

……………….Kabul. Quei tricolori tornati da Kabul. Tutti uguali, tutti soli. Bianco, rosso e verde, come l’età di quei bimbi soli. E’ successo ancora. Le lacrime di quei volti. Il silenzio di tante mostrine. Tutti parlano, tutti dicono. Tace solo chi è rimasto lì. Quella strana missione di pace, ha deciso soltanto per chi da quel giorno è rimasto lì chiusi e avvolti soltanto da quel bianco, rosso e verde. Finalmente lì, a riposar in pace.

Le parole di un libro.

………………le parole di un libro. Le parole di un libro, sono come pensieri nascosti. I pensieri nascosti, sono come parole mai dette. Le cose mai dette, sono come lettere di desideri. Lettere di desideri, sono come il senso della vita. Il senso della vita, è tutto ciò che si desidera fare. Tutto ciò che si desidera fare, è tutto quello che l’altro si aspetta che si faccia.

Assenza di coerenza.

……………Assenza di coerenza. L’orrore e la fatalità hanno teso agguati in ogni tempo. La storia dell’umanità, temprata e avvilita nel tempo è calpestata da eventi dominati da catastrofi naturali. Nei giorni che seguono ogni tragica conclusione, c’è sempre qualcuno che implora. Mentre altri si prodigano, per prima, a giudicare, per poi finire col credere ancora di essere i primi della classe. Fra questi, ce ne sono tanti che da sempre si gonfiano come palloni, autoconvincendosi di essere, tra tutti i viventi, gli unici dotati d’intelligenza. Così accade che tra i tanti vuoti di memoria, più incerte appaiono le origini del male. Quel male che ogni tanto ci conduce a un dispiacere misto a disappunto che spesso ci fa urlare: “ è la mia terra, farei qualsiasi cosa per migliorarla “. Mentre l’altro quello di sinistra, ci si scrive sopra: “ è la mia città, farei qualsiasi cosa per ricostruirla “. Così avviene che per ogni piano che vien giù, l’unico che ha pagato, continua a pensare: “ è il mio mondo, farei qualsiasi cosa per sostenerlo “. Poi pian piano, quel sopravvissuto, facendosi largo tra le tante polveri sottili, invano cerca di farsi ascoltare: “ è la mia famiglia, farei qualsiasi cosa per ritrovarla “. così anche quando si è portati a credere che ormai è la fine, ecco l’apparire di quell’altro, quello di destra. Quello un po’ distratto, tanto che per lui è quasi un vanto affermare: “ è la mia calamità, farei qualsiasi cosa per evitarla “.
È il momento in cui, soltanto da quel vicolo buio, si fa avanti chi tra tanti non ha mai avuto niente. L’unico a dire: “ è la mia vita, farei qualsiasi cosa per donarla. Forse non capite, vorrei scambiarla con quel piccolo rimasto sotto a quelle travi di farina “. Peccato che quell’aquila ferita, difficilmente tornerà a volare. Mentre tanti, come spesso accade, hanno già dimenticato. Siamo già in primavera, tra poco la nostra estate, più calda di prima, tutti in fila a spintonarci con la fretta di arrivare e possibilmente consumare. Solo chi non è morto quel dì, vive ancora con la paura, chiuso dentro ad una tenda, con gli occhi verso l’alto, a ricordare di come era: “ ieri, ero vivo. Oggi sopravvivo. Domani chissà !? “ La terra trema, ma chi ha più paura è sempre l’uomo. Quell’uomo, per tanto tempo così sicuro di se stesso, che alla fine soffre e paga per i tanti suoi errori. Sconfitto e colpito nelle cose a lui più care, per aver spesso seguito la sua stessa incoerenza.

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