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Le ultime opere pubblicate

IMMANUEL KANT

La ragione umana viene afflitta da domande che non può respingere, perchè le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, e cui però non può neanche dare risposta, perchè esse superano ogni capacità della ragione umana.Immanuel Kant filosofo

VAN GOGH

Non arrivo a inventare completamente il mio quadro, al contrario lo trovo già nella natura, si tratta solo di riuscire a coglierlo in essa.VINCENT VAN GOGH

Una piccola storia

Una piccola storia. Prima di raccontare questa storia devo fare una premessa. Da tempi remoti,è usanza nei nostri paesi del sud in particolare modo in Calabria, nella notte fra il primo e due di novembre lasciare dopo cena la tavola apparecchiata, si lascia una bottiglia di vino,dei bicchieri, del pane,una bottiglia di acqua,una bella canestra di frutta, uva, mele,noci,o quello che si ha in casa. Non bisogna dimenticare poi tanti dolcetti ,biscotti, caramelle ,cioccolate.
Tutto questo in memoria e per affetto di tutte le persone che ci hanno lasciato, perché si ritiene che in quella notte loro passano da noi per salutarci, quindi noi per dimostrare il nostro affetto e che non ci siamo dimenticati di loro prepariamo la tavola. E’ ancora da dire che si accende anche un lumino per tutta la notte e il giorno. Ebbene avete capito che i dolcetti sono per i bambini. Fatta la premessa vi racconto la storia. Era il primo novembre di qualche anno fa ,era festa . Nel tardi pomeriggio Franca si apprestava a preparare la cena e a disporre poi tutto l’occorrente per la tavola della notte ,quando si accorse che fra tutti gli alimenti che aveva a disposizione non aveva neanche un dolcetto. Subito andò in ansia, come poteva preparare la tavola senza dolcetti e caramelle che piacevano tanto al piccolo Francesco,al suo amato nipotino, che non era più con loro ormai da ben 32 anni, non solo lei ma tutta la famiglia lo ricordava sempre con affetto. Sicuramente doveva fare qualcosa. Di li a poco sentì squillare il telefono, era una sua amica che l’avvisava che sarebbe andata a trovarla. L’amica arrivò e portò in regalo a Franca un bel cesto di uova fresche. Per Franca fu un sollievo subito pensò che poteva fare una bella torta per il piccolo Francesco, e cosi fece. Andata via l’amica si mise all’opera . Lavorando la farina con le uova e i vari ingredienti si sentì felice di aver pensato di fare una torta per il nipotino. Mise la torta in forno. Dopo una mezzora incominciò a vedere che la torta stava venendo su bene. Passati 45 minuti la torta era pronta. Era venuta veramente bene. Orgogliosa della torta si accorse che mai in vita sua aveva fatto una torta così alta e bella, e si che aveva ormai 60 anni e di torte ne aveva fatte tante. Mentre pensava questo si abbassa vicino il forno per aprire lo sportello e tirare via il dolce e poggiarlo sul tavolo. Nel fare questo con una mano quasi accarezza la torta e quello che pensava lo dice a mezza voce “ non ho mai fatto una torta così bella”, dette queste parole dietro il suo orecchio sentì una voce di bambino che le diceva “perché non l’avevi mai fatta per me”.

Grazie alla streptomicina.

Grazie alla streptomicina. Questa che vi sto per raccontare sembra una storia un po’ triste, ma io la ritengo un omaggio alla medicina e alla ricerca scientifica. Nella primavera del 1949,la giovane Pina proveniente da un piccolo paese della provincia,viene ricoverata nel sanatorio della città. Certo la famiglia le stava vicino, ma era consapevole che quello era l’unico sistema per poter guarire da quella malattia. Erano tempi difficili, per chi si ammalava di tubercolosi l’unica soluzione era entrare in sanatorio, ma chi vi entrava non sapeva quando ne usciva e in che modo. Tutto dipendeva dallo stadio della malattia e da varie condizioni socio-sanitarie. Ed fu che in questo posto a dir poco romantico che Pina conobbe Alfredo, e fra loro fu grande amore e passione. Di li a pochi mesi Pina rimase incinta ,tanta fu la preoccupazione e il malcontento dei famigliari, ma rimasero accanto alla figlia per aiutarla. Dopo nove mesi Pina partorì ed ebbe un maschio e sanissimo. Pina comunque,piena di paura e di dubbi per l’avvenire di quel bimbo gli diede il nome di Alfredo,così pensava lei “se noi moriremo almeno lui porterà avanti il nome del padre” e decise di affidare il piccolo alla madre, che subito se ne prese cura. Da quel giorno videro pochissime volte il bambino e continuarono a vivere e curarsi nel sanatorio e sicuramente entrambi non avevano nessuna speranza di poter pensare ad un futuro per tutti e tre. Ma non avevano fatto i conti con il progresso della medicina, da pochi anni si stava usando un nuovo ritrovato la STREPTOMICINA, e loro furono curati con questo nuovo farmaco, e guarirono. Dal giorno in cui avevano affidato il piccolo alla madre erano passati tre anni. Appena usciti dal sanatorio si ripresero il pargolo e si sposarono. Vissero insieme per 45 anni ed ebbero un altro figlio. Negli anni di sanatorio avevano imparato tante cose che usarono nella loro vita quotidiana. Io li ho conosciuti e posso dire che la loro esperienza in sanatorio li portava a vivere come se ogni giorno fosse un nuovo giorno che avevano conquistato al loro destino.

Due parole.

Voglio complimentarmi con tutti voi ,gentili poeti,vi seguo da un po di tempo,e vedo che date il meglio di voi,ogni giorno per me è diventato un fatto normale entrare nel sito per vedere chi di voi ha scritto,ed è un piacere quando leggo nuove poesie.Complimenti in particolare modo,alla poetessa Silvia T. .E pensare che io non seguivo tanto la poesia,adesso aspetto le vostre, cordiali saluti a tutti.

La poesia

La poesia è il sangue della parola che sgorga dal taglio della voce

Solo il silenzio

Verso un vuoto di mare passa di sassi un giorno d’agre memorie morde nell’aria, un fruscìo leggero
eri di burro e di fragole sul pane caldo del mattino di quel hotel a la scogliera
resta solo il silenzio, affamato come un cane solo – morde il cuore d’un sole già spento
su le onde la marea sfacela un galleggìo di gabbiani a file come orme d’ombre sulla sabbia.

Cadente stella

solcava vuoto e rughe a lama rovente come nave lucente.
Scorrono echi di silenzio sotto vertigine di stelle di gelida luce discende corre sbatte marmo di tacchi tac tac di donna lievita la notte un inganno di donna un sorriso in una stella mi danno.

Su la neve

Brillano lucciole gialline su le gelide colline – la neve   cadeva, pallida nel maniero d’antico amore ti miravo fantasma di un eco rovente.
Su la neve cola un bruciore scioglie le briglie a un dolore.

Luna

Folata d’occhi appesa l’aria senza cenno o parola s’invola – in luce di luna
su la nebula pianura una voce d’ali vibra una nenia, nella notte cadente a fili d’argento una stella si spoglia.
Fumida la notte si oscura pallida la luna m’addoglia.

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