gloria e ineffabilità di Beatrice

«Beatrice» non è il nome della donna che tutti chiamano in questo modo. «la gloriosa donna de la mia mente […] fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapevano che si chiamare» (Vita Nova, II). La gloria di Beatrice va intesa in senso teologico: esprime l'ineffabilità di Colei che è cifra dell'Invisibile. Da qui il nesso tra linguaggio mistico e poesia erotica che pervade il libello giovanile. «Beatrice» nomina l'effetto beatificante di colei che resta senza nome, per lo meno senza nome proprio. Il centro della Vita Nova è scavato intorno a un buco del linguaggio, e il «libro della memoria» evocato nel capitolo iniziale procede da una rimozione primaria: l'oblio del vero nome della donna amata. Di colei di cui non si può parlare occorre non già tacere, ma dire nel linguaggio di lode della poesia.

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