Diario

Benvenuti tra le pagine del Diario, la sezione di Aloangaset.it dedicata ai post stile blog  ed ai suoi autori.

705  pagine di Diario pubblicate.

Di seguito le ultime venti pagine di Diario pubblicate dalla più recente.

Abbi cura di te

Abbi cura di te, regalati una pausa, ascolta un po’ di musica, leggi la pagina di un bel racconto, soffermati a guardare l’alba, sorseggia un caffè senza fretta, sogna come quando eri bambina… Sii sempre orgogliosa di te, perché sei sempre una preziosa risorsa in questo grande, grande, mondo.

Il sistema filosofico di Leopardi

In diversi punti dello Zibaldone, Leopardi afferma che l’autentico pensiero filosofico non può che assumere una forma sistematica. Un centone di opinioni non fa una filosofia, una raccolta di aforismi nemmeno. Lo stesso Zibaldone si presenta esplicitamente come l’abbozzo di un “sistema” che dovrà essere sviluppato in ogni sua articolazione. Ecco distrutto un altro dei tanti miti storiografici legati all’eredità idealista di un Croce o di un Gentile, ossia l’idea di un Leopardi come ‘filosofo mancato’ perché incapace di elaborare un sistema. Siamo di fronte a un paesaggio ancora tutto da esplorare, benché gli studi di Amedeo Vigorelli e altri autorevoli studiosi abbiano già tracciato la strada.

caos ed eros

Nella “Theogonia”, Esiodo pone tra gli dei più antichi “Chaos” ed “Eros”. Chaos è il patriarca dell’intera schiera degli dei posteriori. Chaos non rappresenta il disordine, è piuttosto l’abisso originario che precede la luce, il vuoto spalancato che precede il divenire del cosmo inteso come totalità illuminata dalla legge della bellezza universale. Ed è su questi presupposti che si stabilisce la connessione essenziale tra chaos ed eros. L’essere del cosmo nasce dal dualismo tra gli opposti: le fauci del chaos, e il legame erotico, secondo l’epica interpretazione dell’antico vate ellenico.

ABGRUND (In fieri – La Pagina Bianca)

Dove finisce la poesia non consumata, il verso non trattenuto -irrespirato cielo- la parola non compresa, l’incauta scritta in gromme di cemento; cosa rimane della poesia derisa, scostata, della poesia invenduta e le sue dune, dello scurato pregio nelle vene di pennate, nelle lamine di retinervie, di tutta questa poesia offerta in pasto alla sostanza indocile, ad aride lagnanze. Ne resta il disunito lembo di acrostici slogati in incompite cale, la digrumata stele, la spocchia decadente nel cincischìo di epigoni, nei baci di fiele disseminati sulle pagine di polvere di Poeti Scapigliati. Come chiama il poeta il profumo e la sua rosa, il tedio di giunchi assolati nei lobi di rotonde, le fulve chele di una perduta stella? Inizia in rime sciolte il pamphlet sur la revanche, la luna non è lontana ora che si discosta la marea sizigiale dai ceppi atterrati, e la notte è una stanza di carta. Stornai nientificati equivoci di voci nel diacronico deflesso che s’annida fra i pronomi, ti dimenticai nei respiri di malmostose alghe, in bisillabe disciolte nella mano dello scriba; non fu chiarore di strade il verdito mento, il tizzo rosso della chiosa. La festuglia del Fosco disarma la grafia, per poco s’intuiva la sottile allegoria, si stranisce l’òmero nel colore delle gote, ricade sul davanzale il tempo e la sua storia. Cosa rimarrà del verseggiato campo, del vùlture a perlustrare il giorno che rinasce alla poesia?

Thea Matera ©️

Leopardi metafisico

Non sono rari i passaggi dello Zibaldone da cui emerge un’evidente impronta metafisica, si pensi a quella breve annotazione risalente al 1818 in cui Leopardi descrive lo stato di insoddisfazione ontologica in cui versa l’essere umano, caso unico della compagine della natura. Soltanto l’uomo non è contento di sé tra tutti gli esseri viventi: prova che in lui c’è qualcosa che si dirige verso un altrove che non coincide con il piano di esistenza di questo mondo.

Dante e il poeta-demiurgo

Tra le tante riflessioni di carattere metaletterario presenti nel secondo libro del De vulgari eloquentia, ce n’è una che viene spesso trascurata dai lettori e dagli studiosi di Dante. Si tratta della differenza che passa tra un poeta vernacolare, come ad esempio gli autori della scuola siciliana, e un Autore degno di tal nome che possa essere affiancato ai classici della grande letteratura latina. L’autore è colui che esprime tutto il potenziale espressivo presente nella lingua madre, attualizzandone la potenza nel senso schiettamente aristotelico del termine. Il volgare allo stato grezzo è come un materiale che deve essere nobilitato dalla prassi poetico-letteraria. Ecco allora che il grande Auctor, nella concezione dantesca, si configura come il Demiurgo di cui parla Platone nel Timeo. Questi genera il cosmo partendo dalla materia caotica primordiale, quello genera un nuovo universo linguistico a partire dai dispersi particolarismi municipali della lingua del popolo. La creazione poetica è come una seconda creazione del mondo.

San Giuseppe

19 Marzo festa di San Giuseppe
dedicata a tutti i papà.

San Giuseppe
padre putativo di Gesù.

Uomo e sposo ,fedele
rispettoso .

Ubbidiente ai comandi di Dio

Unito alla famiglia,
lasciamoci contagiare dal suo comportamento.

San Giuseppe l’immagine più bella, di un uomo umile e gran lavoratore.

San Giuseppe guidaci nella via della vita

Proteggi la nostra famiglia
fai trovare lavoro ai disoccupati

E ai giovani la speranza di un futuro migliore in questo tempo difficile.
Amen.

Maria Concetta Terracina
16/03/2022.

“Fame”, Knut Hamsun

Fame” di Knut Hamsun, appena iniziato. Potente, visionario, febbrile. Bruciante “alla Dostojevskij” ed espressionista “alla Strindberg”, tanto per dare due coordinate di riferimento, senza alcuna pretesa di fare confronti tra mondi inconfrontabili.

ricordando il Maestro Eugenio Garin

Per Eugenio Garin, il Rinascimento non è stato soltanto una tappa fondamentale della cultura mondiale, ma una concezione della vita e della realtà che afferisce, direi, al livello esistenziale primario. Appartiene a quella che Giovan Battista Vico avrebbe chiamato la “storia ideale eterna”. Il Rinascimento è la presa di coscienza di un’età gloriosa della storia universale, un’affermazione vibrante della dignità dell’uomo, della sua capacità di plasmare sé stesso e il mondo contro ogni negatività derivante dalla tradizione storica o dalla natura. In questa epoca buia e oscurantista, si sente il bisogno vitale di un nuovo Rinascimento.

etica e poesia

Il filo conduttore che unisce Dante a Leopardi, a distanza di secoli e nella dismisura dei contesti storico-culturali di riferimento, è il fatto che in entrambi la poesia è imbevuta di sostanza etica. Il soggetto poetico è un soggetto etico. Alla denuncia dello stato presente di cose, corrotto e servile, corrisponde l’appello alla costruzione di un futuro diverso, alternativo al declino morale dilagante. A “Dante profeta”, nell’accezione stabilita a suo tempo dal grande Bruno Nardi, corrisponde un “Leopardi utopista”, in una accezione ancora tutta da esplorare.

Ulisse senza “nostalgia”

L’interpretazione “nostalgica” dell’Odissea, la cui matrice neoplatonica è ben nota, procede dall’idea secondo cui tutte le peripezie di Ulisse costituiscono altrettanti inciampi rispetto al vero scopo del viaggio, il ritorno a Itaca, il rimpatrio. Ma il motore del viaggio, non potrebbe consistere nell’attrazione che Ulisse prova nei confronti delle forze del caos? Cosa lo spinge a entrare nell’enorme tana di Polifemo, ignorando e sbeffeggiando i prudenti consigli della sua ciurma? Non dovremmo rovesciare l’interpretazione nostalgica del mito? Ignorando felicemente il testo di Omero, Dante trasforma Ulisse nell’archetipo del temerario consegnandolo a un viaggio senza ritorno “di là dal sol nel mondo sanza gente”. Nessuna nostalgia della patria, nessuna volontà di chiudere il cerchio anima l’impeto dell’eroe greco, bensì un eroico furore – bruniano ante litteram – che lo spinge a collocarsi sugli estremi. Oltre ogni limite dettato dalla prudenza ciurmesca.

gli aforismi di Ennio Flaiano

“Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.” Così Ennio Flaiano. Nei suoi aforismi, la sferza letteraria si alterna a momenti di struggimento intimistico, come in questo caso.

su “Aurora” di Nietzsche

Aurora di Nietzsche è un immenso gioco di vertigine. O meglio, è la messa in opera della verità dove l’esercizio speculativo della vertigine si affaccia sull’abisso della morte di Dio.

la nobile instabilità dell’uomo in Dante

L’uomo è un essere strutturalmente instabile, scrive Dante nel De vulgari eloquentia. Non stupisce, pertanto, il fatto che la lingua volgare, riflesso della natura umana, sia caratterizzata da una continua mutabilità nello spazio e nel tempo. Ma la natura effimera della locutio è al tempo stesso la cifra della sua nobiltà. Anche questo è un modo per imprimere sull’essere il marchio del divenire.

il lusso delle pause

La società capitalista condanna le pause. Le condanna in quanto intollerabili interruzioni del processo produttivo, in quanto colpevoli di arrestare la “crescita”, di erodere il rendimento, di compromettere l’accumulazione . Ma le pause fanno parte del ritmo interiore di ogni essere vivente. La poesia, la musica, il respiro, e la vita non esistono senza pause. E se la nostra società adora la velocità, se adora lo stress, cominciamo noi a cambiare e a riprenderci il lusso di fare pausa quando il nostro corpo ce lo chiede. E anche quando lo chiede l’immaginazione.

Dante in quattro coordinate

Chi è Dante? Un ghibellino cosmopolita radicale e visionario. Ghibellino, ovvero laico. Come aveva già visto da par suo Ugo Foscolo. Cosmopolita perché antinazionalista (“io che ho per patria il mondo come i pesci il mare”, scrive nel De vulgari eloquentia). Radicale perché convinto della potenza ulissiaca della ragione, della “Donna gentile” – la filosofia – presente in Dio, prima ancora che nell’intelletto umano. Visionario perché convinto, nonostante tutto, dei limiti strutturali della ragione, e della necessità di passare oltre, verso forme di conoscenza sapienziale, estatica, mistica. Dante non può essere rinchiuso in una definizione, e i quattro aggettivi non pretendono certo di ingabbiarlo in una definizione. Sono quattro coordinate virtuali che lo collocano in uno spazio topologico non euclideo.

l’anima in Plotino

In numerosi trattati delle Enneadi, Plotino sviluppa la tesi secondo la quale l’anima individuale non discende completamente nel mondo della materia, ma una “parte” di essa rimane sul piano superiore dello spirito e ha di esso una conoscenza adeguata, sebbene noi non ne siamo per lo più coscienti. L’inconscio plotiniano, a differenza di quello di Freud, è posto al di sopra di noi, su una sfera astrale o intelligibile. Risalire verso l’inconscio significa accedere al nucleo profondo e universale del proprio essere, e da qui accedere alla salvezza.

su Baudelaire

Una folla di angeli caduti imperversa nei testi di Baudelaire. Frammenti di uno specchio in frantumi che moltiplica l’io narrante del poeta-narratore. La malattia, la morte, la cenere sono i comprimari di una commedia lirica in continua metamorfosi.

su Dino Campana

I “Canti Orfici” sono una sorta di “itinerarium mentis” profano che sovverte il modello dantesco dell’ascesa mistica dalla selva oscura all’abbagliante visione del Volto di Dio. L’itinerario, nelle prose e nei versi di Campana, va dalle tenebre alle tenebre, conosce momenti di penombra sfumata, talora attimi di repentino fulgore che esplodono come una luminaria. Ma il buio si richiude sulla luce come il mare sopra Ulisse e i suoi sodali. Non c’è via d’uscita dall’inferno di Campana.

la lingua del cuore

Nel De vulgari eloquentia Dante teorizza la superiorità della lingua madre sul latino. E lo fa con argomenti apparentemente opposti rispetto a quelli adottati nel Convivio. Il latino è la lingua dell’intelletto, la impariamo sui banchi di scuola studiando i manuali di Donato e Prisciano, e la usiamo come strumento di comunicazione internazionale, come lingua veicolare. Il volgare lo impariamo fin da bambini appena cominciamo a proferire le prime parole, è una lingua del cuore che cresce insieme a noi e ci emoziona profondamente. Ecco la differenza fondamentale tra il latino e il volgare: lingua fredda, di contro a lingua calda. Ed ecco perché un sonetto di Guido delle Colonne ci emoziona molto di più di un passo di Lucano o di Virgilio.

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