Diario

Benvenuti tra le pagine del Diario, la sezione di Aloangaset.it dedicata ai post stile blog  ed ai suoi autori.

700  pagine di Diario pubblicate.

Di seguito le ultime venti pagine di Diario pubblicate dalla più recente.

Dante e il poeta-demiurgo

Tra le tante riflessioni di carattere metaletterario presenti nel secondo libro del De vulgari eloquentia, ce n’è una che viene spesso trascurata dai lettori e dagli studiosi di Dante. Si tratta della differenza che passa tra un poeta vernacolare, come ad esempio gli autori della scuola siciliana, e un Autore degno di tal nome che possa essere affiancato ai classici della grande letteratura latina. L’autore è colui che esprime tutto il potenziale espressivo presente nella lingua madre, attualizzandone la potenza nel senso schiettamente aristotelico del termine. Il volgare allo stato grezzo è come un materiale che deve essere nobilitato dalla prassi poetico-letteraria. Ecco allora che il grande Auctor, nella concezione dantesca, si configura come il Demiurgo di cui parla Platone nel Timeo. Questi genera il cosmo partendo dalla materia caotica primordiale, quello genera un nuovo universo linguistico a partire dai dispersi particolarismi municipali della lingua del popolo. La creazione poetica è come una seconda creazione del mondo.

San Giuseppe

19 Marzo festa di San Giuseppe
dedicata a tutti i papà.

San Giuseppe
padre putativo di Gesù.

Uomo e sposo ,fedele
rispettoso .

Ubbidiente ai comandi di Dio

Unito alla famiglia,
lasciamoci contagiare dal suo comportamento.

San Giuseppe l’immagine più bella, di un uomo umile e gran lavoratore.

San Giuseppe guidaci nella via della vita

Proteggi la nostra famiglia
fai trovare lavoro ai disoccupati

E ai giovani la speranza di un futuro migliore in questo tempo difficile.
Amen.

Maria Concetta Terracina
16/03/2022.

“Fame”, Knut Hamsun

Fame” di Knut Hamsun, appena iniziato. Potente, visionario, febbrile. Bruciante “alla Dostojevskij” ed espressionista “alla Strindberg”, tanto per dare due coordinate di riferimento, senza alcuna pretesa di fare confronti tra mondi inconfrontabili.

ricordando il Maestro Eugenio Garin

Per Eugenio Garin, il Rinascimento non è stato soltanto una tappa fondamentale della cultura mondiale, ma una concezione della vita e della realtà che afferisce, direi, al livello esistenziale primario. Appartiene a quella che Giovan Battista Vico avrebbe chiamato la “storia ideale eterna”. Il Rinascimento è la presa di coscienza di un’età gloriosa della storia universale, un’affermazione vibrante della dignità dell’uomo, della sua capacità di plasmare sé stesso e il mondo contro ogni negatività derivante dalla tradizione storica o dalla natura. In questa epoca buia e oscurantista, si sente il bisogno vitale di un nuovo Rinascimento.

etica e poesia

Il filo conduttore che unisce Dante a Leopardi, a distanza di secoli e nella dismisura dei contesti storico-culturali di riferimento, è il fatto che in entrambi la poesia è imbevuta di sostanza etica. Il soggetto poetico è un soggetto etico. Alla denuncia dello stato presente di cose, corrotto e servile, corrisponde l’appello alla costruzione di un futuro diverso, alternativo al declino morale dilagante. A “Dante profeta”, nell’accezione stabilita a suo tempo dal grande Bruno Nardi, corrisponde un “Leopardi utopista”, in una accezione ancora tutta da esplorare.

Ulisse senza “nostalgia”

L’interpretazione “nostalgica” dell’Odissea, la cui matrice neoplatonica è ben nota, procede dall’idea secondo cui tutte le peripezie di Ulisse costituiscono altrettanti inciampi rispetto al vero scopo del viaggio, il ritorno a Itaca, il rimpatrio. Ma il motore del viaggio, non potrebbe consistere nell’attrazione che Ulisse prova nei confronti delle forze del caos? Cosa lo spinge a entrare nell’enorme tana di Polifemo, ignorando e sbeffeggiando i prudenti consigli della sua ciurma? Non dovremmo rovesciare l’interpretazione nostalgica del mito? Ignorando felicemente il testo di Omero, Dante trasforma Ulisse nell’archetipo del temerario consegnandolo a un viaggio senza ritorno “di là dal sol nel mondo sanza gente”. Nessuna nostalgia della patria, nessuna volontà di chiudere il cerchio anima l’impeto dell’eroe greco, bensì un eroico furore – bruniano ante litteram – che lo spinge a collocarsi sugli estremi. Oltre ogni limite dettato dalla prudenza ciurmesca.

gli aforismi di Ennio Flaiano

“Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.” Così Ennio Flaiano. Nei suoi aforismi, la sferza letteraria si alterna a momenti di struggimento intimistico, come in questo caso.

su “Aurora” di Nietzsche

Aurora di Nietzsche è un immenso gioco di vertigine. O meglio, è la messa in opera della verità dove l’esercizio speculativo della vertigine si affaccia sull’abisso della morte di Dio.

la nobile instabilità dell’uomo in Dante

L’uomo è un essere strutturalmente instabile, scrive Dante nel De vulgari eloquentia. Non stupisce, pertanto, il fatto che la lingua volgare, riflesso della natura umana, sia caratterizzata da una continua mutabilità nello spazio e nel tempo. Ma la natura effimera della locutio è al tempo stesso la cifra della sua nobiltà. Anche questo è un modo per imprimere sull’essere il marchio del divenire.

il lusso delle pause

La società capitalista condanna le pause. Le condanna in quanto intollerabili interruzioni del processo produttivo, in quanto colpevoli di arrestare la “crescita”, di erodere il rendimento, di compromettere l’accumulazione . Ma le pause fanno parte del ritmo interiore di ogni essere vivente. La poesia, la musica, il respiro, e la vita non esistono senza pause. E se la nostra società adora la velocità, se adora lo stress, cominciamo noi a cambiare e a riprenderci il lusso di fare pausa quando il nostro corpo ce lo chiede. E anche quando lo chiede l’immaginazione.

Dante in quattro coordinate

Chi è Dante? Un ghibellino cosmopolita radicale e visionario. Ghibellino, ovvero laico. Come aveva già visto da par suo Ugo Foscolo. Cosmopolita perché antinazionalista (“io che ho per patria il mondo come i pesci il mare”, scrive nel De vulgari eloquentia). Radicale perché convinto della potenza ulissiaca della ragione, della “Donna gentile” – la filosofia – presente in Dio, prima ancora che nell’intelletto umano. Visionario perché convinto, nonostante tutto, dei limiti strutturali della ragione, e della necessità di passare oltre, verso forme di conoscenza sapienziale, estatica, mistica. Dante non può essere rinchiuso in una definizione, e i quattro aggettivi non pretendono certo di ingabbiarlo in una definizione. Sono quattro coordinate virtuali che lo collocano in uno spazio topologico non euclideo.

l’anima in Plotino

In numerosi trattati delle Enneadi, Plotino sviluppa la tesi secondo la quale l’anima individuale non discende completamente nel mondo della materia, ma una “parte” di essa rimane sul piano superiore dello spirito e ha di esso una conoscenza adeguata, sebbene noi non ne siamo per lo più coscienti. L’inconscio plotiniano, a differenza di quello di Freud, è posto al di sopra di noi, su una sfera astrale o intelligibile. Risalire verso l’inconscio significa accedere al nucleo profondo e universale del proprio essere, e da qui accedere alla salvezza.

su Baudelaire

Una folla di angeli caduti imperversa nei testi di Baudelaire. Frammenti di uno specchio in frantumi che moltiplica l’io narrante del poeta-narratore. La malattia, la morte, la cenere sono i comprimari di una commedia lirica in continua metamorfosi.

su Dino Campana

I “Canti Orfici” sono una sorta di “itinerarium mentis” profano che sovverte il modello dantesco dell’ascesa mistica dalla selva oscura all’abbagliante visione del Volto di Dio. L’itinerario, nelle prose e nei versi di Campana, va dalle tenebre alle tenebre, conosce momenti di penombra sfumata, talora attimi di repentino fulgore che esplodono come una luminaria. Ma il buio si richiude sulla luce come il mare sopra Ulisse e i suoi sodali. Non c’è via d’uscita dall’inferno di Campana.

la lingua del cuore

Nel De vulgari eloquentia Dante teorizza la superiorità della lingua madre sul latino. E lo fa con argomenti apparentemente opposti rispetto a quelli adottati nel Convivio. Il latino è la lingua dell’intelletto, la impariamo sui banchi di scuola studiando i manuali di Donato e Prisciano, e la usiamo come strumento di comunicazione internazionale, come lingua veicolare. Il volgare lo impariamo fin da bambini appena cominciamo a proferire le prime parole, è una lingua del cuore che cresce insieme a noi e ci emoziona profondamente. Ecco la differenza fondamentale tra il latino e il volgare: lingua fredda, di contro a lingua calda. Ed ecco perché un sonetto di Guido delle Colonne ci emoziona molto di più di un passo di Lucano o di Virgilio.

Leopardi uomo d’azione

Leopardi non è un pessimista e tanto meno un irrazionalista. Leopardi incarna l’ottimismo della razionalità come progetto etico capace di riscattare la specie umana in un abbraccio fraterno universale, di contro alla prepotenza della natura matrigna, in opposizione alla miseria della religione istituzionale, dell’ideologia, e in opposizione alla volgarità – anemica e parassitaria ad un tempo – della politica.

lo spleen di Parigi

Il disfacimento dell’anima che Charles Baudelaire descrive in quel taccuino surrealista ante litteram che è “Lo spleen di Parigi” è anche un invito a disfarsi dell’ingombro che l’anima costituisce per l’essere umano, nel momento in cui essa diventa una catena che àncora alla pesantezza dell’essere. Singolare incontro a distanza spaziotemporale tra il visionario poeta parigino e il cantore della leggerezza, Milan Kundera!

Aforisma

La vita mi ha insegnato che quando un’amicizia per un qualsiasi motivo esce dalla porta della propria vita, non la si rincorre chiedendole spiegazioni, ma bisogna chiudere bene a chiave quella porta affinché non vi rientri pentita poiché se ci teneva davvero restava a prescindere!

©Laura Lapietra

Ansia

Ansia che ci attanaglia
il covid 19 colpisce ancora
non arretra

Il Sindaco dà ordine di zona rossa
per poter fermare
la pandemia.

Ansia per chi aspetta
l’esito del tampone.
E preoccupazione per chi è positivo.

Covid ci stai distruggendo
sia piscologicamente
che economicamente.

Quando finirà tutto ciò?

Dio aiutaci ad uscire da quest’ incubo
e tornare alla normalità.
Solo tu puoi ascolta la nostra preghiera.

Maria Concetta Terracina

30 /04/2021

Carmelo e Pier Paolo

Tra il diario di Pier Paolo Pasolini e i lavori teatrali di Carmelo Bene passa una linea di affinità elettiva che pare collocarsi sotto l’equivoco segno di Peter Pan. “Adulto? Mai!” In entrambi i casi non ci troviamo di fronte a un desiderio infantile di regressione, bensì dinanzi al rifiuto della seriosa serietà di chi confonde il gioco, che è sempre bambino, con lo scherzo, che è volgare per definizione. Il rifiuto di diventare adulti non consiste nel non volersi assumere delle responsabilità, come bercia la chiacchiera piccolo-borghese, ma è la rivendicazione del carattere anarchico della gioia di vivere, di quella laetitia spinoziana che si oppone come una mirabile macchina da guerra alle passioni tristi del quotidiano e del potere.

Pubblicità

Seguiresu Twitter

Categorie

Archivi

Pubblicità

Secured By miniOrange