CECI N’EST PAS UNE PIPE

Me ne andavo
per strade di carta,
mentre la luna si smezzava
sui merli di torri sospese
ed il fumo di comignoli pensanti
come teste fra le nuvole,
baluginava di smeraldo.
Acefali cappelli spagliati
sopra tetti neroavorio
pèndevano su tegole d’amianto,
lungo orbite di spigoli affocati.
Piedi di cera fanno piroette
e giri di parole
in scarpette di macramé,
e la sagoma impietrata
della limonaia
fa del cespo di more
un taglio di vapore.
Lo strato semplice
di pittura solida
linea il tralcio declinante
di Petrèa chartreuse,
poi fa un salto
all’indorata pèrgola,
alla sempiterna rèdola.

Thea Matera