BAIGNÉ PAR LA LUMIÈRE

Andavamo, ebbre lanterne,
per mostre d’arte
in cerca di ludiche anticaglie,
propaggini frugali,
a guardare, tèndini,
la piega fatalista,
la miccia di frumento,
la luce mutevole
del pettine rado,
l’assedio dell’onda di fango.
Non si ravvede il canto ribelle
– corde pulsum tangite –
la foto strappata di un volto,
il lembo dell’occhio nero
a destra della luna,
di lampade ad olio
nella foschia di pece,
un canto di nebbia
di algide presenze
in abito da sera.
Moire gravitano
sulla lama del foglio,
in un’aria di fosforo
limano il filo di lana
sulla rotaia punta,
sul contorno
di balze sforbiciate
di fossili alpestri,
fintantoché non giunga
in limine il polso flesso.
Fa’ che sia importante
il fondo di ogni verso,
ricopia ogni parola
sulla campata sdrucciola,
ricopri la parola da ogni lato,
non perderla fra brogli d’orzo
e zampe di cristelle.
Il lupo fissa di lontano
il paesaggio innevato
e, solitario,
si perde nel corrusco,
dove il poeta rude
zufola del croco
e di nocciòli nivei,
e l’orologio molle
mostra l’ora inerme
sulla costa di tormalina.
Thea Matera ©️