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Aforisma

Il seme della saggezza

La buona ragione

è il seme della saggezza

che fa germogliare

i fiori dell’ amore,

sinergia vincente

per un mondo unito.

Occhi persi nel sogno

Le parole vagano nell’ aria.

si confondono tra le nuvole,

plasmano i canti del vento.

Formano negli orizzonti

isole rosa che si sfumano

nell’ azzurro bagnato di rugiada,

alba festosa che onora la vita

nella luce di un mattino di Primavera

dove gli uccelli cantano in allegria.

Sorrisi che portano meraviglia

in occhi ancora persi nel sogno,

nel desiderio del bambino che ancora vive in noi.

Nella speranza che corre veloce

come la coscienza che scuote l’ anima,

come il silenzio che porta riflessione,

la ragione che giustifica le lacrime degli uomini

consapevoli e colpevoli in un mondo

dove il potere e il denaro uccidono la dignità,

le promesse di una vita migliore per noi,

per i giovani. Per tutti.

Pace amore e prosperità.

IL SENSO BREVE DELLA FORMA (Wabi-sabi)

Vedi Gregor come si sbricia
la pagina del tempo,
ti specchi nell’amore
nell’occhio che s’incurva,
si stenebra lo scheggio,
dell’inope vigliaccio
non resta che uno stocco,
questa estraneità della bellezza,
dell’armonia stravolta
in un catino di mondiglia.
E si affannava in petto
il suono della cetra,
il movimento di abscisse code,
nell’agoraio sparve
un velario di cetonie;
alla pispillòria si oppose
il gracidio di raganelle,
al chiòccio un sommerso sibilo.
Non so se più sofferse
a conciliare il mortaio
col pestello,
tùrbinava sul viale
lo sfoglio della spera,
enfiava sul ciglio un mielato
di lapilli,
neppure le radici s’avvitavano
al torpeo calcagno,
ai rugginiti corrimani,
a chi s’illuse di trovare linfa
nelle lame di dubbiati arcani.
Non di rado nel carnet s’arresta
la grammuffa del parolaio,
la gravezza della quiete
in bigie rubrìche,
in un pulviscolo di nomi
ti smemorò il serrato ghigno.
Sdruccioli greppi trafiggono
il tempo ed il suo giogo,
sortiva in esso un sogno
il rostro del cappello sulla fronte;
l’arte non ritempra la gabola
di stilèmi
lo svàrio di parole rare
nel folto della crepa,
non scevra il disgrammato peso
sullo sfondo,
il respiro denso della melitèa
sulla plafoniera.

Thea Matera ©️

Paura

…non ho mai avuto paura
di essere in povertà
di vivere solo
di stare male
di morire
ma di restare senza amore…

Fez

Poesia Tanka

Stille di luce
su ciglia nel manto blu,
gota di speme
lene libra stupore
una duna d’anima.

©Laura Lapietra

KOMOREBI (L’Effet Miroir)

Oggi il muro

è uno specchio di girandole,

s’attarda un geco

sull’ombra arsiccia

di combuste sorbe.

Vortici di polvere d’oro

disfiorano corolle

di pervase schiere,

di vaniglia e di bambage

dove rinasco fiore,

dove rinasco albero

che sporge dal rigagno.

S’inforsa il giorno

nel campo dell’ortica

ed il silenzio ha un che di vago,

di sovrumana indifferenza.

Thea Matera

Campi di dignità

Campi di dignità estirpati

dalla speculazione selvaggia.

Ciò che resta dell’ uomo

è uno stelo senza petali e foglie,

linea senza trama,

senza emozione.

Senza volontà,

senza più voglia di volare

in desideri vestiti di speranza,

nella leggerezza dell’ amore

per vivere in pace

la breve Primavera della vita.

YUGEN

Di sogni si tinge il mare
e l’occhio tuo
– dislagata stilla –
che di ricordi di vento
e di stelle marine
si densa, cilestro,
nella vena d’argillite
rischiara la pupilla.
Trasluce la luna
dall’artiglio di risacche
e nell’orbita mesta di ginestre
si schiude l’Universo.

Thea Matera ©️

Oltretutto Oltremondo

E mi manchi ancora
carezza d’estate
di seta a fiori variopinti
di sussulti e bisbigli d’amore sulla mia rosea bocca
orfana di rugiada
del tuo ardore,
orfana di alacrità
nelle tue movenze,
orfana di quei fondali
nei tuoi occhi colmi
di buriana tinta di porpora,
vento caldo che incendia
il dolce miele
sulla pallida pelle mia
arsa di candore!
Ma il rancore
è un sandolino acredine
che mi porta in alto mare come vogatore vagabondo,
e possiedo un solo remo disuso arrugginito
di salsedine lacrime,
di quei sentimenti crisoberilli
da disperdere
nell’infinito azzurro
dove non puoi sentire
le urla disperate
dei miei lamenti,
non puoi percepire
quanto soffro la tua assenza, non puoi immaginare
quanto mi manchi ancora, oltre la tetra fine
di un tramonto dipinto
col guanto senza indulgenza sul cencio insensato
del nostro fato!
Oh no, caro amor
che il seno del mio livore
ho coperto di timide illusioni tra le frecce ammorbate d’ira. Oh no caro amore mio
non te lo dirò mai più
che ti amo ancor più del sole quando illumina
tutte le sue stelle
per farle sfavillare
al suo sguardo,
come le mie rosse gote
al tuo tenero sguardo
di predilezione!
E mi lascio perdere così,
tra scontrosi fluttui
e forse un’altra onda
mi travolgerà inghiottendomi nelle sue viscere
per assaporare la consistenza del mio essere
come hai fatto tu,
dopo aver rubato lene
a corde di arpa
e canto di musa
le perle della mia gioia
di cui mi cibavo per amarti! Oltremodo, oltretutto, oltremondo.

©Laura Lapietra

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